Transnistria: Passato, presente e futuro

La guerra in Ucraina ha riportato alla ribalta uno dei tanti conflitti congelati post-sovietici: Quello della Transnistria.

Il conflitto in corso, qualunque sia il suo epilogo, è destinato a riscrivere gli equilibri di sicurezza europei e dello spazio post-sovietico. Come la Bosnia, il Nagorno-Karabakh e la Georgia, anche la Moldavia è uno dei possibili teatri in cui il conflitto NATO-Russia, che fa da sfondo a quello russo-ucraino, potrebbe espandersi; e ci sono sono già stati diversi segnali da entrambi gli schieramenti che segnalano tale possibiltà. E’ quindi utile ripercorrere brevemente la vicenda della Transnistria ed analizzare quali pieghe potrebbe potenzialmente prendere il conflitto, che per gli ultimi 30 anni è stato sostanzialmente congelato.

Soldati transnistriani in parata

DISSOLUZIONE DELLA REPUBBLICA SOVIETICA SOCIALISTA MOLDAVA E RETROTERRA STORICO

La Transnistria, oggi una piccola repubblica indipendente de facto, inizia a far parte della stessa polity della Bessarabia (la restante parte della Moldavia moderna) con l’annessione di quest’ultima– ai tempi un protettorato ottomano, ma con forti legami con il Regno di Romania – da parte dell’impero russo nel 1812. All’epoca, la Transnistria faceva parte della “Novorussia”, la frontiera dell’impero zarista ripresa nel 2014 dai separatisti filo-russi in Ucraina come base del loro progetto poltico fallito, ma forse oggi nuovamente attuabile.

Questa differenza etnica/storica/culturale tra la Transnistria e il resto della Moldavia moderna torna a manifestarsi nel 1918 quando, durante il caos che segue gli accordi di Brest-Litovsk, le due rivoluzioni russe, la fine della prima guerra mondiale e il collasso dell’Impero, la Romania annette la Bessarabia, fermandosi quindi sulla riva occidentale del fiume Nipro.

Con la vittoria dei bolscevichi nella guerra civile russa, nasce concettualmente la Transnistria come la conosciamo oggi. Mentre il resto della Novorussia diventa parte della RSS Ucraina nel 1922, la sua parte più occidentale – a ridosso del Nipro – viene separata nel 1924 sotto il nome di RSSA Moldava, con l’intento di proiettare influenza dall’altra sponda del fiume e porre le basi per una futura “riconquista” della Bessarabia, evidentemente già prevista o auspicata dalla prima classe dirigente sovietica.

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Questa riconquista effettivamente avverà nel 1940, durante la seconda guerra mondiale, con un ultimatum di Stalin in seguito al quale le truppe romene si ritireranno senza combattere. La Francia, potenza garante dell’integrità territoriale romena, occupata dalla Germania non può fare alcunché. Germania che a sua volta aveva acconsentito all’operazione tramite una clausola segreta del patto Molotov-Ribbentrop, nel contesto del quale avviene anche l’occupazione ungherese della Transilvania. Nasce così la Moldavia entro i suoi odierni confini de jure.

Con la progressiva disgregazione sovietica alla fine degli anni ’80, nella RSSM si presentano problemi simili a quelli che si presentano parallelamente in Georgia e in Nagorno-Karabakh. Nel 1989 il soviet supremo della Moldavia socialista adotta una legge che rende la lingua moldava con alfabeto latino l’unica lingua dello stato, causando proteste e scioperi da parte della maggioranza russofona della popolazione, specialmente in Transnistria, la regione più “russa”. Nell’estate del 1990 la RSSM dichiara la sua indipendenza dall’Unione Sovietica; pochi mesi dopo dichiara la sua indipendenza anche la Repubblica Socialista Sovietica Moldava di Pridnestrovia (Transnistria). Nel 1992 – dissoltasi ormai l’URSS – le proteste e i tentativi da parte di entrambi gli schieramenti di guadagnare il controllo de facto della regione intorno al Nistro degenerano in una vera e propria guerra, in cui interverrà a favore della Transnistria la 14esima armata russa di Alexander Lebed, insieme ad una galassia variegata di volontari di cui fa parte anche Igor “Strelkov” Girkin, in seguito noto anche per la sua partecipazione nella guerra civile ucraina del 2014.
Il conflitto terminerà con un cessate-il-fuoco mediato dalla Russia su iniziativa di Yeltsin, implementato tramite una zona demilitarizzata pattugliata da peacekeeper russi, moldavi e transnistri. Situazione che rimane invariata ad oggi, con circa 400 uomini per parte, una decina di osservatori militari ucraini e una missione di monitoraggio dell’OSCE.

Al contingente russo nella missione di peacekeeping si aggiunge un ulteriore contingente, il “Gruppo Operativo di Forze Russe” (GOFR), che conta circa 1000 uomini ed è stazionato fuori dalla zona demilitarizzata, principalmente intorno al deposito di Cobasna, un magazzino militare che conteneva circa 20.000 tonnellate di armi e munizioni provenienti da tutti i paesi dell’ex Patto di Varsavia, la cui attività e condizione negli ultimi 30 anni rimane un mistero.

Volontari cosacchi in Transnistria, 1992

LA TRANSNISTRIA FINO AL 2022

A causa della separazione militare dovuta alla dissoluzione dell’URSS, la divergenza economica ma anche culturale – che come abbiamo visto già esisteva – tra Transnistria e Moldavia è andata ulteriormente a divaricarsi. La Moldavia si è mossa verso l’integrazione con l’UE, in particolare con la Romania, la Transnistria si è invece integrata con la Russia. In Moldavia si parla sempre meno il russo, in Transnistria sempre di più; i moldavi vanno a lavorare in Europa occidentale e i transnistri in Russia, tornando pensionati a casa con i rispettivi bagagli linguistici e culturali.

Va però sottolineato come la Transnistria sia più filo-russa di quanto la Moldavia sia filo-occidentale. I partiti filo-russi in Moldavia si contendono regolarmente le elezioni, solo un 20% della popolazione supporta l’entrata nella NATO e una maggioranza della popolazione ritiene che la dissoluzione dell’URSS sia stata un male.

Tentativi di riunire diplomaticamente la Moldavia sono avvenuti, anche sulla base di proposte russe simili agli “accordi di Minsk“, ma non hanno mai avuto seguito a causa di opposizioni locali. Allo stesso tempo, i tentativi di forzare la situazione da parte degli attori locali, come quello moldavo di entrare nell’UE o quello transnistro di chiedere alla Russia il riconoscimento o finanche l’annessione, sono falliti a causa dello scarso interesse da parte dei rispettivi referenti internazionali verso soluzioni di questo tipo. Fino ad oggi.

LA GUERRA IN UCRAINA

Consigli di lettura

Arriviamo quindi, dopo aver delineato il quadro storico e politico recente, al contesto attuale, quello dell’invasione russa dell’Ucraina, che ha già portato nuovi sviluppi e molto probabilmente ne porterà altri.

Con lo scoppio del conflitto il governo moldavo di Maia Sandu, espressione di una coalizione filo-occidentale, ha subito preso delle misure volte ad evitare un allargamento delle ostilità alla Moldavia: Ha dichiarato uno stato di emergenza di 60 giorni, la chiusura dello spazio aereo e anche la sua volontà di non imporre sanzioni alla Russia. Il governo ha mantenuto questa stretta politica di neutralità anche quando una nave cargo civile moldava è stata colpita da un proiettile non meglio identificato al largo di Mariupol durante i primi giorni di guerra.

Successivamente, però, la Moldavia ha presentato una domanda per l’ammissione nell’Unione Europea, parallelamente alla Georgia. A questa iniziativa è seguita una nuova richiesta di riconoscimento internazionale da parte della Transnistria.

Anche dalle potenze coinvolte sono arrivati dei segnali di “interessamento” alla vicenda: Le forze russe in Transnistria sono state messe in stato d’allerta, una mappa militare mostrata “accidentalmente” da Lukashenko mostra direttrici operative che si estendono fino alla Transnistria e l’UE ha dichiarato che considererà separatamente la domanda moldava (mostrando quindi il desiderio di mantenere opzioni flessibili e aperte).

Tutti questi fattori ci portano a considerare un possibile scenario militare.

La mappa mostrata da Lukashenko

SCENARIO MILITARE (14 marzo 2022)

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Escludendo il teatro ucraino dal conflitto, le risorse militari da entrambi i lati non permettono oggettivamente a nessuno dei due schieramenti, ad oggi, di iniziare operazioni offensive.

L’esercito moldavo conta circa 6mila effettivi, con una riserva mobilitabile in caso di conflitto grande 10 volte tanto. Le forze di sicurezza della Transnistria in tutto dispongono di circa 10mila effettivi, con una riserva grande 2 volte tanto, che va sommata ai due contingenti russi, in totale 1000-1500 uomini.

Il conflitto si potrebbe dunque allargare alla Transnistria solo tramite un supporto o un’iniziativa da parte di Russia o Ucraina.

Nel primo caso, questo potrebbe concretamente avvenire nel caso in cui venisse catturata la città costiera di Odessa; o tramite un’operazione anfibia, contro la quale gli ucraini stanno montando delle difese, e che i russi stanno verosimilmente esplorando come possibilità, o tramite un’avanzata terrestre nel caso in cui dovesse cadere Mykolaiv, dove al momento si osservano attacchi esplorativi da parte russa senza una reale forza a supporto. Non sarebbe un’operazione semplice, per un esercito russo che arriverebbe decisamente provato all’inizio delle ostilità.

Nel secondo caso, invece, si potrebbe assistere ad una manovra a tenaglia da parte di Moldavia e Ucraina nel caso in cui la posizione militare russa si dovesse deteriorare a tal punto da non rendere possibile un contrattacco in forze, che sarebbe necessario dato l’isolamento territoriale della regione.

Al momento l’Ucraina potrebbe teoricamente disporre di 2 brigate (6000-8000 uomini) “libere” a Kropyvnytsky e Vinnitsya, una schierata a difesa di Odessa e 4 ingaggiate dai russi a Mykolaiv e Kryvy Rog; ma è improbabile che voglia aprire un’ulteriore fronte in questo momento, con una situazione militare precaria e un fronte meridionale attivamente minacciato.

Mappa dal profilo twitter “Jomini of the West” che da un quadro della situazione militare attuale intorno alla Transnistria

CONCLUSIONE

L’inizio di operazioni militari in Moldavia è quindi una possibilità concreta, anche se non nell’immediato. Dal punto di vista militare in Ucraina si dovrebbe assistere ad un decisivo avanzamento da parte di una delle due forze in campo, e anche in quel caso una tale soluzione non sarebbe ne semplice ne scontata, sia dal punto di vista politico che dal punto di vista militare.

Per quanto riguarda la Russia, è anche difficile dire adesso quali sarebbero gli obiettivi politici e strategici. Se in Ucraina si andasse verso una neutralizzazione e demilitarizzazione forzata, lo stesso obiettivo sarebbe teoricamente perseguibile anche in Moldavia. Se invece gli obiettivi russi in Ucraina dovessero mutare fino a comprendere l’annessione – o la riorganizzazione in repubbliche separatiste – del territorio dell’ex Novorussia, diventerebbe possibile anche un vero e proprio cambio di regime in Moldavia, che dovrebbe però scontrarsi con la “romanizzazione” del paese avvenuta negli ultimi 30 anni e che richiederebbe quindi l’occupazione militare di una popolazione almeno parzialmente ostile.

Più chiari, nonché facilmente raggiungibili, sarebbero gli obiettivi moldavi e ucraini in caso di collasso dell'”operazione militare speciale” russa in Ucraina. Una volta liquidato il contingente russo in Transnistria, rimasto isolato, la Moldavia, dotata di scarse risorse militari, sarebbe sicuramente supportata nell’occupazione della regione ostile da parte dell’Ucraina. Forse sarebbe anche supportata da una missione UE o NATO simile a quelle presenti in Kosovo e Bosnia, che porterebbe ad un inserimento di fatto nella sfera d’influenza americana e ad una progressiva (anche se non immediata) integrazione nell’UE e nella NATO, fino all’entrata ufficiale in entrambe le organizzazioni.

Quello che si può dire con certezza in ogni caso è che, se anche non ci dovessero essere ripercussioni militari, l’esito della guerra in Ucraina condizionerà profondamente la questione della Transnistria, se non altro dal punto di vista politico.

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