Igor Girkin, critica delle operazioni militari russe

Per chi segue il canale telegram o il profilo instagram da tempo, Igor “Strelkov” Girkin non ha bisogno di presentazioni.
Per gli altri: Igor Girkin è un ex militare e ufficiale di intelligence russo (FSB). Ha combattuto, come volontario e nel caucaso come operativo del nucleo anti-terrorismo, in quasi ogni conflitto post-sovietico: Transnistria, Cecenia, Bosnia, Dagestan e infine Ucraina. Ha da subito partecipato alle azioni dei ribelli del Donbass, inclusa la presa di Slovyansk, diventando per un breve periodo il comandante delle forze separatiste di Donetsk, e ritirandosi però prima dell’intervento russo ad Ilovaisk.
[Aggiornamento: Ad ottobre 2022, Igor Girkin, nell’ambito della mobilitazione parziale russa, si è arruolato ed è partito per il fronte ucraino. Sulla sua testa, l’intelligence ucraina ha messo una taglia di 100mila dollari]

Per anni ha criticato Putin per essersi “fatto fregare” con gli accordi di Minsk e sostanzialmente per non aver invaso l’Ucraina nel 2014, o negli anni successivi, quando le sue risorse militari erano decisamente più scarse.
Dopo l’inizio dell'”operazione militare speciale”, ha iniziato a condividere analisi della situazione militare con i suoi quasi 300mila iscritti su telegram (qualche volta sono state riproposte sul nostro canale) rimanendo sempre piuttosto critico del comando delle FAR e della conduzione delle operazioni in generale.

Questa analisi, del 20 aprile 2022, riguarda le prospettive di successo della “seconda fase”, ovvero l’offensiva del Donbass, secondo Igor Girkin per niente rassicuranti. Sostiene, inoltre, che la Russia abbia bisogno di una mobilitazione almeno parziale per combattere quella che sarà, secondo lui, e onestamente anche secondo chi vi scrive, una guerra lunga e sanguinosa.

Di seguito, la traduzione in italiano, con aggiunta di qualche commento, link e immagine.

Igor "Strelkov" Girkin, anche detto "Igor Grozny"
Igor “Strelkov” Girkin, anche detto “Igor Grozny”

IGOR “STRELKOV” GIRKIN, 20/4/2022

Consigli di lettura

Uno dei miei compagni, tornato dal fronte per la riorganizzazione, mi ha chiesto di riassumere brevemente (senza entrare nella giungla della scienza militare) ed esporre i pensieri da me espressi in una conversazione con lui, riguardanti le ragioni del mio “pessimismo” sul successo della seconda fase (quella “concreta”) dell’operazione militare speciale. Lui pensa che possa essere utile a qualcuno. Io penso che a nessuno (di quelli che prendono le decisioni) fregherà niente, ma ho fatto una promessa; e quindi la mantengo.

Quindi, valutiamo brevemente la situazione operativa:

Da parte nostra: Dopo il “completamento con successo della prima fase dell’operazione” (che si è conclusa con un RITIRO su larga scala dal territorio delle regioni di Kiev, Chernigov e Sumy) abbiamo visto un ridispiegamento e una concentrazione di forze nel settore del Donbass del fronte. A quanto pare (e stando alle dichiarazioni della leadership politica della Federazione Russa), è qui che si prevede di portare avanti la “seconda fase”; per liberare completamente il territorio della Repubblica Popolare di Donetsk dalle forze nemiche.
Ovviamente, il calcolo viene fatto sulla base di due o tre direttrici d’attacco, che – con l’appoggio concentrato di tutte le forze dell’aviazione e della maggior parte dell’artiglieria – “macineranno” le forze ucraine (che per qualche strano motivo ancora non sono rispettate a sufficienza) e le sconfiggeranno in una grande battaglia.

Da parte delle Forze Armate dell’Ucraina: I piani del comando delle FAR sono ben noti al nemico, e il nemico – da parte sua – non considera affatto inevitabile la sconfitta del suo raggruppamento. Al contrario, le FAU intendono difendersi sulle loro posizioni pesantemente fortificate, contando su nodi fortificati precedentemente e recentemente creati (il comando delle FAR ha fornito loro abbastanza tempo) nelle presunte direzioni d’attacco delle truppe russe (e sono evidenti – basta guardare la mappa).

Poniamoci una domanda: La superiorità delle FAR nell’aviazione e nelle armi pesanti garantisce la vittoria su un nemico – al quale i piani offensivi sono noti – preparato per la difesa e con il morale alto? La mia risposta è NO, la vittoria non è garantita.

Perché? Rispondo io:

La “superiorità” delle forze armate della RF in aviazione e artiglieria è molto relativa. Il nemico ha una difesa aerea ben equipaggiata e numerosa, che limita seriamente le azioni dell’aviazione tattica, che è in grado di sostenere le sue truppe sul campo di battaglia. Il nemico ha un VANTAGGIO nei mezzi di ricognizione e nell’artiglieria (droni da ricognizione di varie classi sono già presenti quasi a livello di plotone). La sua artiglieria ha buoni sistemi d’arma e personale ben addestrato. Contro i numerosi veicoli corazzati russi, le FAU (in condizioni di difesa) sono abbastanza preparate, grazie alla quantità enorme di armi anticarro (ATGM) nelle mani della fanteria.
In condizioni in cui le truppe russe dovranno prendere d’assalto un agglomerato urbano dopo l’altro, la quantità di truppe diventa determinante. In questo ambito, le FAR e le MP [milizie popolari delle repubbliche separatiste] ahimé, non hanno un serio vantaggio.

Soldati ucraini, da qualche parte nel Donbass
Soldati ucraini, da qualche parte nel Donbass

Supponiamo che, avendo superato la prima linea di difesa delle FAU a sud di Izyum e nella zona di Gulyai-Pole, le nostre truppe comincino ad avanzare in direzioni convergenti.
Possono unirsi rapidamente nella parte posteriore profonda del raggruppamento ucraino, creando (grande classico) due anelli di accerchiamento (esterno e interno)? Con la garanzia che il nemico non li sfonderà immediatamente e non creerà a sua volta dei “calderoni” per gli attaccanti? I tedeschi lo hanno fatto ripetutamente nel 1942 con le nostre truppe.
Ho i miei dubbi. Perché? Perché questo richiede un sacco di unità e formazioni, progettate non solo per sfondare, ma anche per mettere in sicurezza saldamente il territorio. Così come un gran numero di unità logistiche. Se il nemico soffrisse di carenza di uomini, la protezione delle linee logistiche potrebbe essere parzialmente ignorata. Ma le FAU – grazie alle mobilitazioni – hanno già abbastanza forze, di numero paragonabile al nostro, all’interno del teatro delle operazioni. Inoltre, il nemico ha la possibilità di accorciare la linea di fronte e trasferire le forze disimpegnate in aree minacciate. La Federazione Russa non ha la completa supremazia aerea semplicemente a causa del numero insufficiente di aerei d’attacco, e del numero trascurabile di droni d’attacco. Allo stesso tempo, il nemico può tenere la linea del fronte vicino a Donetsk con forze relativamente piccole, grazie all’eccellente equipaggiamento ingegneristico che è stato prodotto per molti anni, mentre i nostri brillanti politici “reggevano il moccolo di Minsk“.

A questo proposito, presumo che la mancanza generale di forze non permetterà al comando russo di effettuare una manovra in profondità nella zona del Dnipro (Ekaterinoslav). Semplicemente, non ci sono abbastanza forze per questo. Pertanto, l’offensiva sarà condotta lungo le direttrici più brevi: Da nord, verso Slavyansk-Kramatorsk (al massimo Barvenkovo), da sud sulla linea Ugledar-Kurakhovo. Entrambe queste linee di operazione portano inevitabilmente le nostre truppe a “infilarsi” in agglomerati urbani fortemente fortificati e ben presidiati, preparati per la difesa ad oltranza. Il nemico verrà lasciato con diverse strade lungo le quali sarà in grado di rifornire le sue truppe.

Così, dopo qualche tempo, in queste zone si ripeterà la situazione presente ora nelle zone di Rubizhnoye-Severodonetsk, Popasnaya, Avdeevka e Marinka, dove le forze alleate avanzano molto lentamente e con perdite molto pesanti (soprattutto nella fanteria) oppure non avanzano affatto, come ad Avdeevka [Avdeevka, oltre ad essere strategicamente molto importante, in quanto sottostante all’autostrada per Donetsk, è anche simbolicamente il luogo che segna, nel 2017, l’inizio di una nuova fase di operazioni offensive ucraine contro i separatisti, e l’abbandono definitivo da parte di Kiev degli accordi di Minsk].

Il nemico è “più che soddisfatto” di questo stato delle cose. Le forze armate ucraine hanno bisogno di un altro mese e mezzo/due (massimo tre) per mobilitare grandi riserve. Il problema non è neanche la sostituzione costante [delle perdite] delle truppe attive (il numero di unità da battaglia viene già tenuto costantemente ad un livello piuttosto alto) ma la formazione di nuove unità e formazioni che possono essere impiegate su altre direttrici strategiche, mentre le forze russe “si dissanguano” prendendo d’assalto le città fortificate del Donbass.

Nel peggiore dei casi, potremmo ripetere una situazione simile a quella che si sviluppò per la Wehrmacht durante l’operazione Cittadella (saliente di Kursk). Mentre i tedeschi, rosicchiando lentamente la difesa in profondità delle truppe sovietiche, perdevano tempo e sprecavano le riserve accumulate, il comando sovietico concentrava a nord (nella regione di Belgorod e Orel) un grande raggruppamento delle proprie truppe, non coinvolte nella battaglia. Quando passò all’offensiva, divenne improvvisamente chiaro che la Germania non avesse la forza per continuare contemporaneamente l’operazione Cittadella e respingere la controffensiva delle truppe sovietiche. Ha dovuto interrompere l’operazione e riportare le truppe malconce alle loro posizioni originali. E poi, in generale, in modo più o meno organizzato (non ci sono riusciti ovunque) arretrare oltre il Dnipro.

Soldati della seconda divisione panzer delle SS, durante la battaglia di Kursk
Soldati della seconda divisione panzer delle SS, durante la battaglia di Kursk

A questo proposito, vi ricordo che la cosiddetta”Ucraina” [Qua Igor Girkin sta alludendo al concetto della “nazione triuna” formulato dai russi bianchi durante la guerra civile (Strelkov è un convinto zarista) e ripreso in modo leggermente più moderato da Putin, ovvero l’unità indissolubile di Russia, Ucraina e Bielorussia] sta finendo la TERZA FASE DELLA MOBILITAZIONE GENERALE.

Ha le risorse umane (200-300 mila persone) e la capacità tecnica (un enorme flusso di armi varie dall’Europa e dagli USA) per non solo mantenere un numero sufficiente delle sue truppe al fronte, ma anche creare nuove formazioni. Può crearne in quantità, fino a 100 mila uomini – si tratta di circa 50 BTG [Battalion tactical group] comprese le riserve e la logistica nelle retrovie – cioè circa 10 divisioni al completo.

E noi cosa abbiamo? Stiamo reclutando per le varie CMP [Compagnie militari private], reclutando soldati a contratto negli uffici di registrazione e arruolamento militare [In Russia, i militari di leva hanno la possibilità di diventare soldati a contratto, quindi professionisti, alla fine della loro ferma. Verosimilmente, si sta cercando di spingere il maggior numero di coscritti possibile verso questa scelta] e … questo è tutto … le MP (in quanto a mobilitazione) hanno “raschiato il fondo del barile” ma, Dio non voglia, riusciranno a rimpiazzare le perdite future alla bell’è meglio.

Supponiamo che sia possibile (con l’aiuto delle CMP) creare altre 10 (anche 20, ma è improbabile) formazioni e BTG di diverso tipo. E poi? Anche le perdite che subiremo nel Donbass (durante l’assalto alle prossime piazzeforti saranno sicuramente MOLTO ALTE) dovranno essere compensate in qualche modo.

In generale, COME potrà il comando russo “respingere” una concentrazione di formazioni fresche delle FAU, per esempio, ai confini delle regioni di Kursk e Belgorod, tra un mese o due? Se passano all’offensiva, come saranno respinte? Distaccamenti di polizia, distaccamenti di “alco-cosacchi” [alco-cosacchi non so proprio cosa significhi…] (tutti i veri cosacchi sono già al fronte) o una milizia regionale? La milizia regionale non è stata ancora creata!!! Nessuno dice “bah”…

Sarà che i nostri militari si sono accordati in anticipo con il nemico che lui si sarebbe comportato rigorosamente nel quadro dei piani del nostro glorioso Stato Maggiore? Durante la “prima fase dell’operazione militare speciale” stranamente questo non ha funzionato. Ci sono state perdite sensibili per i partecipanti. E non credo che nella “seconda fase” sarà in qualche modo diverso.

Quindi, riassumendo, concludo:

Senza effettuare una mobilitazione almeno parziale nella Federazione Russa, portare avanti profonde operazioni strategiche offensive nella cosiddetta “Ucraina” sarà impossibile od estremamente pericoloso. Dobbiamo prepararci a una guerra lunga e difficile, che richiederà tutte le risorse umane che ora vengono sperperate in modo mediocre per “una bandiera sopra il prossimo consiglio comunale” [i militari russi e separatisti sono soliti tenere delle cerimonie di cambio della bandiera nei villaggi e nelle città conquistati]. La facilità con cui la bandiera può cambiare nuovamente è sotto gli occhi di tutti, Gostomel e Bucha non lasciano spazio a menzogne.

E – sì – vorrei tanto sbagliarmi nelle mie previsioni sull’operazione recentemente iniziata, la “seconda fase”. Ma la pompa magna con cui gli edonisti, che l’hanno già fatta fuori dal vaso molte volte (in tutti i campi) grazie a falsi, chiacchieroni e mediocri, la “presentano”; non mi ispira grande ottimismo.
NESSUNA CONCLUSIONE è stata tratta dai fallimenti dei primi due mesi, dal punto di vista strategico.

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