La libreria

In questa pagina elencherò tutti i libri a cui faccio riferimento nei miei post con autore, titolo, anno, una breve descrizione e link del post in cui è citato, in futurò inserirò anche delle recensioni.

L’idea è quella di raccoglierli tutti in un’unica pagina così da fornire dei consigli di lettura per approfondire gli argomenti trattati sul blog, alcuni sono consigli anche per me stesso, perché devo ancora leggerli (nel caso non li avessi letti, lo specificherò per correttezza). Cercherò di tenere in alto i lavori che ritengo più importanti.

Inoltre, se acquisterete tramite questi link, prenderò una piccola commissione e darete una mano al blog.

Karl von Clausewitz, “Della guerra“, 1832, “Perché hanno vinto i talebani

Sul lavoro di Clausewitz, in realtà, c’è veramente poco da aggiungere. E’ semplicemente il lavoro che deve leggere chiunque si occupi di guerra, nei corsi di studi strategici come nelle accademie militari rimane una lettura imprescindibile.

Carl Schmitt, “Il nomos della terra“, 1950, “Nagorno-Karabakh, il ritorno della guerra convenzionale

In questo testo fondativo Schmitt esplora l’evoluzione giuridica e politica del concetto di “divisione della terra”, quello che chiama appunto “nomos” della terra, come gli umani nella storia hanno deciso di spartirsi il terreno.
Particolarmente importante è l’enfasi che pone sullo “Jus publicum europeum” il sistema internazionale che preferisce, ovvero quello precedente alla prima guerra mondiale, sostenendo che la criminalizzazione della guerra avvenuta dopo la prima e dopo la seconda guerra mondiale ha portato, e porterà, atrocità di gran lunga superiori rispetto al tempo in cui la guerra era un’accettabile estensione della diplomazia.
Testo assolutamente attuale.

Carl Schmitt, “Teoria del partigiano“, 1963, “Perché hanno vinto i talebani

In questo relativamente breve lavoro Schmitt rielabora dei seminari tenuti nella Spagna franchista, unico luogo in cui gli era ancora possibile avere visibilità accademica visti i suoi precedenti legami con il nazismo.
Tratta la figura del partigiano moderno dalla sua nascita, individuata in occasione della resistenza spagnola all’occupazione napoleonica, passando per alcune figure determinanti come Mao e Salan, fino al suo possibile futuro (e le sue previsioni si sono rivelate corrette, avendolo scritto ormai quasi 60 anni fa).
Un lavoro interessante per chi si occupa di guerra non convenzionale.

Niccolò Machiavelli, “Il principe“, 1514, “Tripoli, bel suol d’amore

Il testo fondativo del realismo politico.
“Il principe” è un lavoro molto breve e va assolutamente letto, in quanto propedeutico a tutta la teoria geopolitica successiva. Attuale ancora oggi.

Antoine-Henri Jomini, “Precis de l’art de la guerre“, 1835, “Anglosfera contro Cina

Antoine-Henri Jomini fu un generale dell’esercito napoleonico, originariamente svizzero, e in seguito dell’esercito russo. Scrisse molto su Napoleone e sulla sua strategia dirompente, questo è uno dei suoi ultimi è più importanti lavori, scritto quando gia si trovava in Russia.
La concezione di guerra di Jomini è antitetica rispetto a quella di Clausewitz, laddove il secondo la considera un arte, il primo, in pieno stile positivista ottocentesco, la considera una scienza, una scienza dei comandanti, con regole ben precise.

Giorgio Douhet, “Il dominio dell’aria“, 1921, “La logica della strategia [2/2]

Ritenuto il primo manuale di guerra aerea mai scritto. Il contributo più grande di Douhet alla dottrina ed alla prassi militare futura è quello della teorizzazione del “bombardamento terroristico” della popolazione nemica al fine di portarla alla resa, tecnica sulla cui è efficacia non è ancora esaurito il dibattito, ripresa anche di recente da Colin Powell in occasione di Desert Storm nel 1991.

Francis Fukuyama, “The end of history and the last man“, 1992, “Nagorno-Karabakh, il ritorno della guerra convenzionale

Visione ottimistica del nuovo ordine mondiale dichiarato da Bush senior un anno prima, in occasione della guerra del golfo e della dissoluzione dell’Unione Sovietica. La teoria ad oggi è completamente screditata, tanto da essere stata rinnegata dallo stesso autore, ma è stata per anni un testo sacro delle scienze politiche e pertanto studiarla ha un valore.

Mark Galeotti, “Russian political warfare“, 2020, “La prospettiva strategica russa

In questo recente lavoro Galeotti esamina la strategia russa, sostenendo che il vero pericolo per la NATO non sarebbe lo scontro cinetico diretto con la Russia, causato ad esempio da un’invasione della Polonia, ma la “guerra politica” che la Russia porterebbe avanti tramite la destabilizzazione, la guerra informativa, operazioni militari coperte e tecniche aggressive di diplomazia.
Non l’ho ritenuto del tutto condivisibile, ma sicuramente è pieno di informazioni interessanti sui processi decisionali del Cremlino e sui complicati rapporti tra le varie branche dello stato russo.

Noam Chomsky, “Manufacturing Consent“, 1995, “Essere pagati per non capire

In questo testo si analizza tramite diversi casi di studio come i media costruiscono la realtà e il consenso tramite l’uso del linguaggio, l’omissione di fatti ed altre tecniche di manipolazione. Testo spesso citato, soprattutto a sinistra, quando si parla di media.

A. Ghani, “Fixing Failed States: A Framework for Rebuilding a Fractured World“, 2009, “Essere pagati per non capire“, [non letto]

Questo lavoro su “come aggiustare uno stato fallito” è stato scritto da Ashraf Ghani, phd in antropologia ed ex Presidente afghano fuggito in modo ignobile dal suo paese mentre i talebani conquistavano la capitale.
E’ chiara l’ironia della situazione…

P. Tetlock, “Expert Political Judgment: How Good Is It? How Can We Know?: How Good Is It? How Can We Know?“, nuova edizione 2017, “Essere pagati per non capire“, [non letto]

Lavoro citato da Hanania nell’articolo che ha ispirato il post linkato sopra. Ricerca sulla capacità di previsione di esperti in campo geopolitico ed economico, che ha portato alla nascita di un dibattito su quanto gli esperti siano migliori di non addetti ai lavori con un certo grado di educazione, nel prevedere eventi futuri.