Cos’è la Novorussia?

Ormai è chiaro: Il riconoscimento russo delle Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk non era semplicemente atto a stabilizzarle e difenderle da un attacco Ucraino.

L’esplicita archiviazione degli Accordi di Minsk – che ricordiamo, prevedevano la neutralizzazione costituzionale dell’Ucraina – porta la Russia ad una conclusione: Se i nostri obiettivi non possono essere raggiunti per via diplomatica, saranno raggiunti per via militare, con tutti i costi (molti) e le opportunità (dubbiose) che ne conseguono. E’ una mossa che la Russia non si sentì di fare nel 2014, e che forse segna un vero cambio di passo nella dottrina strategica russa: Dalla “difesa attiva” dell’EuroMaidan e dalla rivoluzione colorata in Siria, si passa al “rollback” vero e proprio se non della NATO quantomeno della sua sfera d’influenza. Quello che la Russia non volle fare in Georgia nel 2008, lo sta facendo adesso in Ucraina.

Sorge però una domanda, anche se non sappiamo ancora fino a dove si estenderanno le operazioni: Dal punto di vista politico, la Russia come intende gestire questa guerra/occupazione? Quali nuove entità potranno nascere? Cosa sarà dell’Ucraina?

Una prima risposta ci è stata data dall’annessione delle regioni di Lugansk, Donetsk, Zhaporozhye e Kherson da parte della Federazione Russa. E per capirla è necessario esplorare un concetto molto in voga nel 2014: Quello di Novorussia

La "Novorussia" è identificabile con la regione ceduta da Lenin alla Repubblica Socialista Ucraina, nel 1922
La “Novorussia” è identificabile con la regione ceduta da Lenin alla Repubblica Socialista Ucraina, nel 1922
La "Novorussia" storica in larga parte coincide, nel periodo pre-Maidan, con i due blocchi politico/territoriali filo-occidentale e filo-russo
La “Novorussia” storica in larga parte coincide, nel periodo pre-Maidan, con i due blocchi politico/territoriali filo-occidentale e filo-russo

NOVORUSSIA

L’istituto dell’occupatio bellica, descritto da Schmitt nell’ambito della sua (nostalgica) ricostruzione dello jus publicum europeum, non esiste più.

Quando un esercito straniero marcia nel tuo villaggio, la vita non continua esattamente come prima.

Nell’epoca della sovranità popolare – inaugurata dalle guerre napoleoniche – bisogna dare una forma politica ad un’occupazione militare, per ottenere almeno una minima collaborazione da parte della popolazione, per poter riscuotere tasse, elargire servizi, commerciare e qualsiasi altra cosa voglia fare una polity moderna.

L’intervento militare russo in Ucraina trae la sua legittimazione – in alcune zone occupate – dal conflitto civile nato all’interno dell’Ucraina con la partizione dell’Unione Sovietica.
Nell’Ucraina (così come nella Russia) socialista la convivenza tra etnie era pacifica per via del comune centro politico (Mosca) e anche di una comune ideologia. La partizione dell’Unione Sovietica – voluta da elite nazionaliste russe ed ucraine in disaccordo con la maggioranza delle loro popolazioni – ha messo fine a tutto questo.
Ha dato vita in seno all’Ucraina ad un conflitto civile tra un'”Ucraina ucraina“, che parla ucraino e vuole avvicinarsi agli Stati Uniti, come altri stati dell’Europa dell’est hanno fatto, e un'”Ucraina russa“, che parla russo e vuole mantenere stretti legami con la Russia. Oggi, a conflitto degenerato, persino farne parte.
La degenerazione del conflitto era prevista sin dagli anni ’90 da teorici come Marsheimer, Brzezinski e Huntington, ma accelera notevolmente solo nel 2008, e infine nel 2014 con l’Euromaidan, il golpe contro Yanukovich sostenuto dagli angloamericani.

L'”Ucraina russa ha lontane radici storiche, e prende il nome di “Novorussia”.

La Novorussia era una regione dell’Impero Russo – l’ultima conquista ai danni dell’Impero Ottomano nell’Est Europa – che grossomodo combacia con le regioni russofone e che furono pro-Yanukovich dell’Ucraina: Fu infatti “ceduta” all’Ucraina da Lenin nell’ambito dei compromessi necessari per far nascere l’Unione Sovietica (una cosa a cui Putin ha fatto riferimento, durante uno dei suoi ultimi discorsi). La regione – inizialmente abitata da cosacchi e poco civilizzata – fu colonizzata da russi e altre etnie principalmente nel 19esimo secolo.

Nel 2014 la ribellione anti-maidan si diffuse in gran parte delle zone a maggioranza russa dell’Ucraina.
Oltre che in Crimea, le prime proteste non furono a Donetsk e Lugansk, bensì a Kharviv, a Slovyansk (la prima azione violenta), a Berdyansk. Quando i ribelli anti-maidan decisero di impegnarsi in un progetto separatista, scelsero proprio il nome di “Novorossiya“.

Poi – come sappiamo – si ritireranno progressivamente, battuti dalle forze di sicurezza ucraine, fino all’intervento russo che attesterà le loro forze su confini che sono rimasti bene o male invariati, dall’accordo di Minsk II fino al 23 febbraio 2022. Nel mentre, la Novorussia cessa di esistere, scindendosi in Repubblica Popolare di Donetsk e Repubblica Popolare di Lugansk.
A seconda delle interpretazioni, a causa di conflitti tra le elite locali, o a causa del desiderio di Mosca di meglio controllare la regione.

Ora parte della Novorussia – circa la metà della sua estensione storica – è stata ufficialmente annessa alla Federazione Russa, coronando il sogno dei separatisti della prima ora.

Ribelli novorussi nel 2015
Ribelli novorussi nel 2015

PRESENTE E FUTURO

Ormai è evidente che Putin stia facendo sul serio in Ucraina, quando parla di “denazificazione”, “decomunistizzazione”, “disarmo” dell’Ucraina, quando occupa la riva sud del Nipro partendo dalla Crimea.

Le mire russe sull’Ucraina sono senza dubbio di ampio respiro, e si sono in parte già cristallizzate nell’acquisizione di 4 nuove regioni. Solo il tempo, e l’andamento delle operazioni militari, ci potranno dire se i territori novorussi “torneranno” integralmente a casa, come proclamato da Putin in uno dei suoi discorsi, o se l’avanzata militare ucraina li ricondurrà nuovamente sotto la sovranità di Kiev.

Quel che è certo è che la “Novorussia” resta un’idea potente, ancora destinata a creare conflitto all’interno dell’Ucraina. Anche lontano dalla linea di fronte, come ad Odessa: Dove a novembre 2022 viene abbattuto uno dei monumenti simbolo, quello alla fondatrice della città, la Zarina Caterina. Un simbolo della Novorussia.

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