Visegrad, baltico e anglosfera

Ispezione del NATO Enhanced Forward Presence Battle Group, Polonia, 2018

In questi giorni arriva la notizia di una nuova proposta di legge polacca, volta a raddoppiare l’organico delle forze armate polacche, trasformandole nel terzo esercito più grande della NATO.

Jaroslaw Kaczynski, segretario del partito di governo Legge e Giustizia, commenta così: “Non permetteremo la restaurazione dell’Impero Russo”.

Non che ci fosse bisogno di questa dichiarazione per capire il carattere anti-russo di questa nuova proposta. Questo è uno sviluppo che ci deve far riflettere sul futuro della NATO e sul rapporto tra Europa centro-occidentale e Russia; oltreché sul ruolo centrale che Polonia e altri membri di Visegrad avranno nel plasmare il futuro del continente.

Abbiamo gia parlato di come l’Europa occidentale, con la fine della guerra fredda, l’ascesa della Cina e lo sviluppo del mondo multipolare, stia rapidamente sviluppando priorità ed interessi strategici divergenti da quelli dell’anglosfera, ora impegnata a pieno regime nella competizione con la Cina, principalmente focalizzata sul controllo dell’Oceano Pacifico.

Come ben sappiamo, però, l’Europa non ha (ancora, purtroppo) un’unità d’intenti strategici nei confronti degli altri due grandi poli che si sono formati.

Il primo nodo da sciogliere è quello del rapporto tra UE (che troppi si osinano a chiamare, erroneamente, Europa) e Russia: Quando, dopo la fine della guerra fredda, l’allargamento ad est dell’Unione non le ha conferito una nuova identità europea, ma si è rilevato semplicemente un allargamento ad est della NATO, il rapporto con la Russia è stato incrinato pesantemente.

Di conseguenza, dopo ulteriori tentatativi di espansione della NATO e balcanizzazione della Russia, abbiamo ottenuto la guerra in Georgia e la guerra in Ucraina.

Volontario cosacco durante la guerra del Donbass

La NATO, però, ha presto mostrato le sue contraddizioni e il suo essere obsoleta: La teoria del balance of power non mente.

Vediamo grandi segnali di avvicinamento (o riavvicinamento) tra Russia e paesi dell’UE, dettati principalmente dalla necessità geopolitica dell’approvigionamento di energia. Il più lampante è sicuramente la costruzione del gasdotto Nordstream-2 tra Germania e Russia, osteggiata per anni dagli USA. Ma simili segnali di distensione si vedono anche con l’Italia, con la Francia, con l’Olanda (nonostante la retorica).

Non si può certo, però, fare lo stesso discorso per quanto riguarda gli stati dell’Europa dell’est.

Questi stati, il cui mito fondativo è l’emancipazione dal blocco di Varsavia e quindi dal dominio russo, vedono la NATO come un’alleanza più che mai attuale e necessaria. Dal Baltico al Mar Nero, costruiscono i loro eserciti in funzione anti-russa e, soprattutto, cercano protezione da parte dell’alleato atlantico. Vedono, erroneamente, le guerre della Russia in Georgia e Ucraina come tentativi espansionistici, piuttosto che come tentate difese di una sfera d’influenza in recessione, inisidiata dalla NATO.

Questa contrapposizione, per la Polonia deriva, come mi fanno notare gli amici di twitter, anche da una rivalità storica, che risale alle varie partizioni della Polonia prima del primo conflitto mondiale, alla contrapposizione cattolico-ortodossa, per arrivare al Patto Molotov-Ribbentrop, al massacro di Katyin e alla tutela sovietica fino al 1989.

In questo difficile equilibrio pesa anche, però, il rapporto della Russia con la Cina. La grande unità d’intenti che pare ci sia ora, volta a rompere l’egemonia americana, è insostenibile e non è destinata a durare. Si iniziano gia a vedere segni di revanchismo cinese sull’estremo oriente russo, ormai sempre più penetrato da popolazioni e interessi commerciali cinesi. La competizione sino-russa, inoltre, si riaccenderà anche nell’asia centrale, dove gli stan, rimasti fin’ora saldamente nella sfera d’influenza russa, stanno diventando fondamentali per la strategia cinese della via della seta.

E’ chiaro, quindi, che la Russia vorrà trovare degli alleati per la competizione contro la Cina, e se questi alleati non possono certo essere i paesi dell’anglosfera, da sempre contrapposti all’unità politico-militare dell’isola-mondo eurasiatica, possono invece essere i paesi dell’Europa continentale. Quantomeno, visto che questi paesi sono riluttanti alla competizione con la Cina anche se richiesta dall’attuale alleato atlantico, la Russia avrà bisogno di mettere al sicuro la propria frontiera occidentale dall’aggressione atlantica, se vuole sperare di non essere divorata dalla Cina.

Le sobrie celebrazioni per la giornata dell’indipendenza polacca

Sebbene gli USA siano tentati da una distensione con la Russia in funzione anti-cinese, tanto da annullare le sanzioni sul Nordstream-2 (anche se non tutti, a Washington, sono d’accordo), questo non è un progetto che possono avvallare, quantomeno non per il momento.

E quindi, nascono progetti come l'”Iniziativa dei Tre Mari”, da subito patrocinata dagli USA, e si mantiene una forte alleanza con la Turchia che, salvo contingenze sporadiche, per l’Europa occidentale non ha alcun senso.

Si cerca di costruire, fisicamente, una barriera (o cordone sanitario, come si chiamava un tempo) per dividere la Russia dall’Europa occidentale, ma è un progetto sostenibile?

Le economie dei paesi dell’Europa danubiano-balcanica sono assolutamente dipendenti dal patrocinio di Germania, Francia e Italia, oltreché dal gas russo.

Quando, inevitabilmente, queste tendenze geopolitiche descritte sopra si acuiranno, l’anglosfera, a mio parere, non sarà in grado di fornire alla Polonia e agli altri paesi aderenti quello che verrà loro a mancare, soprattutto durante una crisi delle materie prime come quella attuale. La Polonia andrà avanti con il petrolio nigeriano?

La Polonia si troverà quindi a fronteggiare un nuovo patto Molov-Ribbentrop, senza neanche la Francia dalla sua parte. E’ un’idea che pare irrealistica, ma è possibile, soprattutto se l’UE andrà avanti con la sua politica suicida e spingerà la Polonia verso l’uscita, mettendo quindi l’omosessualità davanti alla competizione geostrategica, nella lista delle priorità. Perché di quello si tratta, la disputa sulla preminenza della Costituzione polacca è ipocrita e pretestuosa: Molti stati dell’UE, in primis Germania e Italia, hanno dottrine costituzionali che affermano la preminenza della costituzione sulla legge europea ove fossero in contrasto (dottrina dei controlimiti).

Il partito Legge e Giustizia, che da anni governa la Polonia, sembra proprio andare in questa direzione, però. Lo stesso Kaczynsky fu uno dei primi sostenitori dell’Euromaidan, andando ad arringare personalmente una piazza a pochi giorni dall’inizio delle proteste, la Polonia sarà poi uno dei più grandi sostenitori dell’Ucraina durante la guerra, fornendo aiuti economici, volontari ed armi.

Forte è anche il supporto dei paesi baltici all’alleanza atlantica: Non è un caso che l’opposizione bielorussa, supportata dalla NATO e fautrice di un tentativo di rivoluzione colorata, si sia rifugiata principalmente in Lituania e in Polonia.

Un’invasione lampo della Russia nei confronti dei paesi baltici è infatti lo scenario per cui la NATO si esercita più spesso, come si evince dall’ultima esercitazione DEFENDER-21, e per cui è stata pensata la NATO Response Force, una forza multinazionale pensata per un rapido intervento in Europa orientale.

Naturalmente, si ignora del tutto come la Russia non abbia ne la capacità militare per, ne l’intenzione di imbarcarsi in un conflitto convenzionale con la NATO. La competizione russa con la NATO avviene semmai su vettori non-convenzionali, come fa notare Galeotti (di certo non un russofilo) nel suo “Russian political war“.

Lo conferma la stessa dottrina russa, orientata invece su una difesa da un attacco regolare della NATO, in seguito ad un tentativo di rivoluzione colorata, probabilmente in Bielorussia (vedasi l’ultima esercitazione Zapad 21).

Non ci resta che vedere se la Polonia, e gli altri paesi dell’est Europa, si conformeranno alle realtà geopolitiche che li circondano, o se invece vorranno diventare “Fort Biden“, una propaggine della talassocrazia dell’anglosfera nell’Europa continentale, con conseguenze potenzialmente disastrose.

I tre blocchi che si stanno formando in Europa (In nero le zone contese)

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