La battaglia dell’aereoporto di Donetsk

E’ il 26 maggio 2014.

Un battaglione sconclusionato formato da circa 200 ucraini, russi, ceceni e armeni, chiamato Battaglione Vostok, ha appena preso di sorpresa le forze ucraine all’aereoporto di Donetsk, conquistandolo completamente.

Poche ore dopo, inizia un feroce contrattacco ucraino. Le truppe aviotrasportate dell’esercito ucraino sono supportate da un bombardamento aereo che colpisce il tetto del terminal dove i soldati filo-russi sono trincerati. Sarà una delle ultime battaglie in cui gli ucraini potranno usufruire del supporto aereo in questa guerra: Di li all’estate, i ribelli avranno stabilito quella che de facto è una no-fly-zone, equipaggiando ogni battaglione con dispositivi di contraerea.

Fattostà che questa volta i ribelli vengono colti impreparati.

Un quarto di loro muoiono durante l’assalto. I restanti, fornendosi un minimo di copertura con granate fumogene, riescono a saltare su dei furgoni aperti e fuggire dall’aereoporto, sparando all’impazzata. Quando arriveranno a Donetsk subiranno fuoco amico, altri moriranno, quasi tutti verranno feriti. La milizia popolare a difesa di Donetsk, loro alleata, era stata vittima di guerra informazionale. Erano stati informati che dei furgoni pieni di volontari filo-ucraini stavano per assaltare la periferia della città.

Una sconfitta umiliante.

Nei mesi successivi, gli ucraini avanzeranno senza sosta, riconquistando città su città ed arrivando fin dentro Luhansk e Donetsk. Nella capitale della Reubblica Popolare di Donetsk non c’è acqua, non c’è gas, non c’è elettricità. La città brulica di cecchini di ambo gli schieramenti e i quartieri residenziali vengono bombardati quotidianamente. Scene che riportano a mente le battaglie di Grozny durante la guerra russo-cecena.

Per ribaltare questa situazione, in cui ormai il collasso delle forze separatiste era solo questione di tempo, la Russia interverrà passando il confine con le sue brigate meccanizzate regolari intorno a fine agosto. Il punto di svolta sarà la battaglia di Ilovaisk, in cui centinaia di militari ucraini verranno uccisi durante un assedio ed un accerchiamento dell’esercito regolare russo, a sostegno dei ribelli separatisti che stavano difendendo la città con le loro ultime forze.

E’ evidente che uno degli obiettivi dell’offensiva estiva russa sarebbe stato la riconquista dell’aereoporto di Donetsk, e così fu.

Soldati separatisti avanzano verso le rovine dell’aereoporto durante la seconda battaglia

L’ARTIGLIERIA

Il 28 settembre, le forze russe e filo-russe iniziano a bombardare la 93esima brigata meccanizzata ucraina che ora difende l’aereoporto di Donetsk. Come ormai è consuetudine, l’acquisizione dei bersagli avviene tramite tattiche vecchie e nuove: Osservatori con il binocolo situati sui tetti della periferia di Donetsk vengono coaudiuvati da droni di ricognizione per offrire un fuoco di soppressione devastante tramite MLRS, a copertura dell’avanzata meccanizzata.
Questa innovazione russa nel bombardamento d’artiglieria farà scuola per le guerre future. I russi, tra l’altro, non useranno mai il supporto aereo diretto nel Donbass. Alcuni pensano per ragioni di plausibile negabilità dell’intervento, ma il motivo pare essere un altro: Senza aerei amici in cielo, l’artiglieria può sparare senza pensarci due volte, e la contraerea pure.
Non è un caso che, come ammettono anche gli analisti americani, l’artiglieria russa sia la più veloce ed efficiente al mondo.

La seconda battaglia dell’aereoporto di Donetsk non sarà breve come la prima, sarà un lungo assedio.

Le forze d’attacco separatiste sono composte principalmente dal vecchio battaglione Vostok, sconfitto durante la battaglia precedente, e dai battaglioni Sparta e Somalia. Quest’ultimo, formatosi proprio durante la difesa disperata di Ilovaisk, è sotto il comando di Givi, volontario separatista diventato una star di internet, poi ucciso in un attentato nel suo ufficio nel 2017. Questi battaglioni sono accompagnati da un numero non preciso di battaglioni russi ben equipaggiati.

Givi (sinistra) insieme ad un altro comandante separatista, “Motorola”, anch’egli assassinato negli anni successivi

IL LUNGO ASSEDIO

A metà ottobre, le forze separatiste sono penetrate nel perimetro dell’aereoporto e controllano la maggior parte del vecchio terminal. E’ una guerra d’attrito e di posizione. Si avanza lentamente, ogni giorno.

Il vecchio terminal verrà completamente liberato il 5 dicembre.

Le forze ucraine ora sono completamente confinate nel nuovo terminal, con temperature da inverno est-europeo, senza riscaldamento e con poco altro. Sotto un costante bombardamento d’artiglieria e fuoco di cecchini, si rifiutano di arrendersi. Verranno soprannominati “i cyborg” dalla popolazione ucraina.

Il 12 gennaio viene abbattuta dall’artiglieria russa la torre di controllo, uno degli ultimi bastioni del sistema difensivo ucraino.

Il 17 gennaio, dopo aver rifiutato nuovamente un ultimatum dell’Armata Popolare di Donetsk, i “cyborg” lanciano un contrattacco, che prende di sorpresa le forze separatiste ed apparentemente le costringe alla ritirata, consentendo agli ucraini di evacuare morti e feriti presso la loro base logistica più vicina.

Agli occhi del mondo sembra che i russi siano stati sconfitti, ma la realtà è ben diversa: Questa controffensiva non è che il canto del cigno della 93esima brigata meccanizzata e dei volontari ucrani che la assistono. Arrivano i rinforzi russi, sotto forma di forze meccanizzate accompagnate anche da carri armati T-90. I russi ricacciano gli ucraini all’interno del nuovo terminal, riuscendo ad occupare il piano terra, confinandoli al secondo e terzo piano (l’edificio, di recente costruzione, aveva originariamente sette piani, ma ora ne rimangono solo tre).

Il 21 gennaio gli speztnaz russi fanno saltare in aria il terzo piano del terminal, facendolo crollare sugli ucraini intrappolati tra esso e le forze separatiste al piano terra. Circa 50 uomini moriranno sotto le macerie, i restanti si daranno alla fuga in piccoli gruppi e molti verranno catturati.

La seconda battaglia per l’aereoporto di Donetsk è finita.

Questa battaglia verrà considerata la Stalingrado dell’esercito ucraino, che successivamente firmerà l’accordo di Minsk II, siglando un cessate il fuoco che, seppur violato quotidianamente, ha cristallizzato le linee di fronte.

La linea di fronte, ad oggi, ricorda la prima guerra mondiale, checché se ne dica della guerra informatica e di sesta generazione: Trincee, villaggi strategici, bombardamenti di artiglieria quotidiani, cecchini, raid notturni.

L’aereoporto rimane in mano separatista, anche se in realtà ne rimangono solo le rovine: I voli civili non sono ancora ricominciati, e forse non lo faranno mai.

Quel che rimane dell’aereoporto di Donetsk

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