Dopo la NATO del pacifico

DI ALESSANDRO ZUCCALA’

Questo pezzo è un contributo esterno, che non rispetta necessariamente il punto di vista dell’editore

A livello geopolitico, uno dei fatti più rilevanti della settimana è stata la creazione di una partnership tra Stati Uniti, Australia e Regno Unito, meglio nota come AUKUS. Tale partnership è stata rinominata da molti come la “Nato del Pacifico”, ed è un chiaro segnale di alleanza atta a voler contenere l’espansionismo cinese.

Ma la Cina non è l’unica potenza ad uscirne “danneggiata”; la Francia perde un grosso contratto, da decine di miliardi di euro, stipulato in precedenza con l’Australia. Nonostante la rabbia dei galli, però, l’UE non sembra per niente toccata. Come mai?

Sebbene la Francia voglia dare l’idea di parlare a nome dell’UE riguardo la questione, la realtà dei fatti è ben diversa. L’Unione Europea, di fatto, non ha una vera politica estera comune; il che danneggia la stessa Unione, che si ritrova 27 politiche estere differenti, con differenti strategie e diverse visioni geopolitiche a volte anche in contrasto tra di loro.

Brigata franco-tedesca

CED

Storicamente, la questione della sicurezza comune è stata uno degli argomenti più discussi della storia dell’Europa comunitaria dalla Seconda Guerra Mondiale in poi.

Si doveva fronteggiare quella parte di Europa orientale facente parte del blocco sovietico, e si doveva anche assecondare l’alleato statunitense che richiedeva maggior impegno militare da parte dell’Europa dei Sei.

Il problema principale era la differenza di vedute in tema di difesa tra Francia e Gran Bretagna, con quest’ultima inizialmente disinteressata alle vicende del “continente”, mentre la Francia non voleva sentir ragioni riguardo al riarmo tedesco.
Il punto di svolta si ebbe nel 1949 con la firma del Patto Atlantico, ma di politica estera comune ancora non si parlava.

Di grande interesse invece, è il fallimento della CED, ovvero, la Comunità Europea di Difesa, proposta dalla Francia, e fallita a causa, incredibilmente, della Francia stessa.
La CED fu una proposta di costituzione di un esercito europeo che avrebbe comportato anche il riarmo della Germania. Erano anni di grande fermento e paura, in cui si pensava che senza la partecipazione dell’esercito tedesco occidentale, la difesa europea non avrebbe avuto alcun successo.

Il piano originario fu proposto da Jean Monnet e presentato dal ministro Pleven. Essi avevano pensato alla creazione di un esercito europeo sotto il comando della NATO, composto da sei divisioni, oltre alla nomina di un ministro europeo della difesa (vista la già citata diffidenza francese, furono anche imposte limitazioni militari alla Germania).


Fu De Gasperi, grazie anche ad Altiero Spinelli e al Movimento Federalista Europeo, a forzare gli altri paesi al fine di creare un organo federale, ovvero la CPE (Comunità Politica Europea).
Un esercito comune, infatti, doveva essere guidato da una politica estera comune. La morte di Stalin, che attenuò il conflitto tra occidente e Unione Sovietica, e cambiamenti politici interni alla Francia, fecero saltare il progetto; il Presidente Pierre Mendès-France volle apportare modifiche sostanziali alla CED, non ritenendola più necessaria. Né la CED, e nemmeno la CPE videro mai la luce.

NATO

UEO e PESC

Il riarmo della Germania si ottenne con l’entrata della Repubblica Federale Tedesca all’interno dell’Unione Europea Occidentale nel 1954.

L’UEO era un’organizzazione di sicurezza militare e politica il cui scioglimento è avvenuto solo di recente, ovvero nel 2011, la cui storia, invero, è stata oggettivamente povera di risultati.
Nata come un’organizzazione che promuovesse sviluppo e cooperazione tra i paesi dell’Europa Occidentale, ebbe il merito di riarmare la Germania e di far crescere la fiducia reciproca dell’Europa comunitaria attraverso il vicendevole controllo degli armamenti.
Il resto fu lasciato alla NATO, al Consiglio d’Europa e alla CEE.

Negli anni ’70 si provò nuovamente a creare una politica estera comune con la PESC (Politica estera e di sicurezza comune).
Tuttavia, attualmente ha poteri molto ristretti, nonostante le modifiche apportate nel 2009 con il Trattato di Lisbona, con cui è stata introdotta la figura dell’Alto Rappresentante dell’Unione per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, come figura di riferimento per la gestione della politica estera. I suoi poteri però sono di semplice proposizione e consultazione.

LA SITUAZIONE OGGI

Oggi, la creazione di una politica estera comune pare una necessità, sia per quanto riguarda una maggior forza e coesione in ambito geopolitico, sia per quanto riguarda la vita futura stessa dell’Unione. A parlarne è stato proprio Mattarella:

"L'Alleanza atlantica rappresenta per l'Italia una pietra angolare in coordinamento con l'Unione europea che contribuisce alla stabilità. Sono convinto che il rafforzamento dell'Unione europea in questo campo, basato sulla complementarità con la Nato e la condivisione di risorse militari fornirà contributo prezioso e qualificato al processo di rafforzamento dell'Alleanza alla stabilità dell'indispensabile rapporto transatlantico"

Mattarella non si discosta molto dalla visione della Von der Leyen, che nell’annuale discorso sullo stato dell’Unione al Parlamento Europeo, tra i vari punti toccati, parla di convocare un vertice europeo sulla difesa comune, di come occorra una politica europea di cyberdifesa e di condivisione di intelligence; riguardo quest’ultimo punto, la Von der Leyen dice:

“Per questo motivo l'Ue potrebbe prendere in considerazione la creazione di un proprio Centro comune di conoscenza situazionale"

La situazione, come si può vedere, è abbastanza complessa.

La Francia pare essere abbastanza isolata dopo lo smacco subito da parte dell’AUKUS e non sembrano arrivare grandi sponde da parte dell’UE.

La situazione è in stallo, ma il prossimo passo della stessa Unione, in un mondo geopolitico così variegato, veloce ed in continuo mutamento, dovrà essere per forza di cose quello di creare una politica estera e di sicurezza che sia veramente comune, in modo da non presentarsi più al tavolo delle trattative come una forza disunita e poco coerente al suo interno.

Consiglio Europeo

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