Il grande gioco

Di Davide Riva

Questo pezzo è un contributo esterno, che non rispetta necessariamente il punto di vista dell’editore

Di Afghanistan ne stiamo sentendo parlare ormai da parecchie settimane e sappiamo tutti com’è la situazione: Il paese è governato dai talebani ,le esecuzioni sono all’ordine del giorno, le donne sono completamente sottomesse e in generale la società sta tornando a gran velocità ai tempi del Medioevo.

Se dal punto di vista socio-politico siamo costantemente aggiornati, le fonti principali di informazione tralasciano aspetti fondamentali ( seppur ancora incerti e basati su supposizioni) dal punto di vista militare e geopolitico. Si mormora infatti che non solo alcuni paesi “stan”, in particolare il Tagikistan, stiano aumentando la guardia verso i talebani, ma ci sono alcuni indizi che portano a pensare che ci siano stati veri e propri interventi di potenze straniere a sostegno sia dei Talebani, sia di coloro che combattono il nuovo regime di Kabul, come ad esempio i ribelli del Panjshir. Andiamo con ordine.

Capo dell'ufficio politico dei talebani si incontra a Kabul con il capo dei servizi segreti pakistani, poco prima della formazione del nuovo governo
Capo dell’ufficio politico dei talebani si incontra a Kabul con il capo dei servizi segreti pakistani, poco prima della formazione del nuovo governo

Le repubbliche dell’Asia centrale

Le Repubbliche ex-sovietiche di Turkmenistan, Uzbekistan e Tagikistan sono sempre più in apprensione rispetto alla situazione ai loro confini meridionali; sin da quando hanno visto fuggire sotto la protezione di Tashkent i signori della guerra posti a difesa del nord dell’Afghanistan , i generali Dostum e Atta.

Questi stati hanno visto con timore l’avanzata dei talebani, non solo a causa del forte rischio di insurrezioni islamiste al loro interno ( ricordiamo che negli anni 90 il governo post-comunista Tagiko ha dovuto affrontare una guerra civile contro i seguaci dell’Islam politico, guerra vinta anche grazie all’intervento di truppe russe) ma anche, e soprattutto, a causa del gran numero di uzbeki e tajiki che vivono in Afghanistan.
In passato, queste minoranze, hanno subito dure repressioni da parte dei talebani; repressioni che sono tornate insieme ai pashtun al governo (i talebani appartengono quasi esclusivamente a quell’etnia).

Se da un lato troviamo il comportamento attendista e temporeggiatore dell’Uzbekistan, pronto a dialogare con Kabul, dall’altra abbiamo il Presidente del Tagikistan, Rachmonov, che starebbe tentando di ritagliarsi una posizione internazionale quale “tutore delle minoranze tagike e uzbeke in Afghanistan”.
E’ ipotizzabile che stia cercando di persuadere Mosca che i talebani non vadano sostenuti, e che vadano anzi limitati nei loro eccessi più violenti contro le minoranze turche e persiane. Ricordiamo inoltre che le truppe tagike, russe, uzbeke e turkmene sono ancora schierate ai confini con l’Afghanistan, e che molte persone di questi paesi desiderino che attraversino la frontiera in modo da aiutare i loro consanguinei. Staremo a vedere nei prossimi mesi come si evolverà la situazione.

Esercitazione russo-uzbeka al confine afghano

Azioni militari sospette

Nonostante le continue dichiarazioni, con le quali i Talebani tentano di convincere il mondo di aver definitivamente pacificato l’Afghanistan, e di aver conquistato definitivamente anche l’ultimo bastione di resistenza nel Panjshir; la conquista non è ancora definitiva. I talebani controllano solo la strada principale e i maggiori insediamenti, lasciando la parte superiore della valle e le montagne in mano ai partigiani di Massoud, che hanno dato il via ad una guerriglia con l’intento di logorare le forze talebane.


Questa parziale conquista della valle andrebbe imputata, secondo la resistenza , Dushanbe e Teheran, non solo all’intervento dell’aeronautica militare pakistana i cui droni, o addirittura gli F-16 di cui è dotata, avrebbero bombardato le posizioni dei ribelli ma, secondo alcune fonti citate anche da Al-Arabya, anche alla presenza delle forze speciali di Islamabad, le quali avrebbero avuto un ruolo fondamentale nello sfondare il fronte ribelle. Ovviamente il Pakistan ha negato subito le accuse mossegli, ma i sospetti hanno buone basi, in quanto sono decenni che Islamabad sostiene, arma e finanzia gli studenti coranici e, secondo alcuni analisti, ne guida parzialmente l’azione.

Se le forze armate pakistane sostengono i Talebani, non possiamo comunque affermare che i ribelli del Panjshir siano completamente abbandonati al loro destino.
Infatti, l’avanzata degli studenti coranici, sarebbe stata in qualche modo fermata da dei bombardamenti aerei di dubbia provenienza e, se alcuni sospettano l’Iran, in quanto sostenitore degli Sciiti Hazara, anch’essi nemici dei talebani (contro i quali Teheran minacciò guerra nel 96) è più probabile che i velivoli che hanno sganciato le bombe siano decollati dal Tagikistan.


Se così fosse, sarebbe difficile credere che i russi non ne fossero a conoscenza, il che significherebbe che le pressioni di Rachmonov forse starebbero dando i loro frutti. Anche se un intervento diretto dell’esercito, a sostegno dei ribelli, rimane un’opzione abbastanza improbabile, è ipotizzabile che queste azioni, se effettivamente confermate, siano un messaggio di Dushambe ai Talebani, per convincerli a moderarsi ed aprirsi ad un governo più inclusivo e meno minaccioso.

Combattenti talebani appena dopo aver conquistato il centro della valle del Panjshir
Combattenti talebani appena dopo aver conquistato il centro della valle del Panjshir

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