Le prossime sfide dei talebani

Nell’ultimo post abbiamo spiegato le ragioni della vittoria dei talebani contro l’occupazione NATO

Oggi l’ex direttore della banca centrale afghana, ha chiarito, in questo thread su twitter, quello che molti gia sospettavano: I talebani non hanno accesso al 99% delle riserve della banca centrale afghana. Trattasi, nello specifico, di circa 9 miliardi di dollari che sono conservati sotto forma di conti intestati, oro, contante e titoli di stato americano principalmente presso la Federal Reserve e il Fondo Monetario Internazionale, entrambi situati a New York.

Come ha ben spiegato Ajmal Ahmadi, il congelamento di queste riserve, annunciato sia dal FMI che dal governo americano, causerà dei problemi all’economia afgana, tramite una mancanza di liquidità che costringerà i talebani ad imporre controlli di capitale e che, sempre secondo l’ex direttore, porterà all’inflazione dell’afghani, la moneta nazionale.

Appare chiaro quindi, che per ovviare almeno temporaneamente a questo problema i talebani dovranno guardare a partner internazionali, e che questi partner dovranno essere, inevitabilmente, Pakistan e Cina. Il primo, non c’è neanche bisogno di dirlo, è legato ai talebani sin dalla loro nascita, avendoli prima “coltivati”, in quanto pashtun autoctoni e rifugiati dall’Afghanistan, nelle madrase deobandite situate nel nord del paese; avendone poi appoggiato l’invasione e la conquista del paese quando, nel 1996, lo scontro armato tra le varie fazioni di mujaheddin era giunto ad uno stallo; ed avendoli in seguito supportati in via ufficiosa anche durante l’occupazione americana.

La Cina, dal canto suo, ha la necessità di cooptare il nuovo regime a Kabul per mettere freno a qualsiasi tentativo, da parte degli islamisti uyghuri, di stabilire una base di operazioni nel paese, da cui destabilizzare una regione cruciale per i progetti infrastrutturali cinesi, quale è lo Xinjiang. Inoltre, il governo cinese è anche interessato allo sfruttamento degli enormi giacimenti minerari situati in Afghanistan, e alla costruzione di nuove infrastrutture con cui diffondere le proprie merci attraverso l’Asia centrale e meridionale.

Si prefigura quindi certamente una cooperazione sino-talebana, resta solo da vedere che forma prenderà.

Incontro tra talebani di alto rango e politici del precedente regime, tra cui l’ex presidente Hamid Karzai e l’oppositore di Ghani, Abdullah Abdullah

Un’altra questione, ancora più impellente per i talebani, è quella della pacificazione del paese.

E’ delle ultime ore la notizia di una “seria minaccia” alle evacuazioni americane posta dallo Stato Islamico nel Khorasan, la branca afgana dell’ISIS che negli ultimi anni ha spesso combattuto più contro i talebani che contro la NATO.

La minaccia dello SI però, è marginale rispetto a quella presentata dalla nuova “alleanza del nord”, che si è attestata nella valle del Panjshir sotto il comando di Saleh, ex vice Presidente e Ahmad Massoud, figlio del ujaheddin tajiko Massoud che difese la medesima valle sia dai sovietici che dai talebani.

Oggi i talebani sono riusciti a ricatturare Baghlan, situata nei pressi ma non all’interno della valle, da una milizia locale che li aveva espulsi pochi giorni prima alleandosi alle forze di Massoud, hanno inoltre mandato un ultimatum a Massoud intimandolo a negoziare una resa in tempi brevi o prepararsi ad un assalto della valle, che pare essere difesa da circa 10.000 uomini.

Su questo frangente l’azione dei talebani si sviluppa su due vettori: Da una parte i vertici politici stanno girando il paese in lungo e in largo, incontrando anziani, capi tribali, signori della guerra, sindaci e notabili locali per assicurarsi la loro lealtà, dall’altra le forze militari stanno cercando di isolare e quindi assediare la valle del Panjshir, assicurandosi soprattutto che le forze della nuova Alleanza del Nord non raggiungano il Tunnel di Salang, l’unica sottile strada che unisce il sud del paese al nord. Se le forze di Massoud riuscissero a catturare o bloccare il tunnel, i talebani rimarrebbero tagliati fuori dal nord dell’Afghanistan che, complice la sua composizione etnica e il suo confine con le repubbliche centroasiatiche, a quel punto potrebbe interamente cadere in mano ai ribelli.

Oltretutto, due importanti generali/signori della guerra pro-governativi, trattasi di Dostum e Ata Noor, si trovano in questo momento in Uzbekistan, pronti a rientrare nel paese se vi fosse un momento propizio per la resistenza. Altra eventualità che i talebani devono scongiurare.

Combattenti talebani

I talebani se vogliono sopravvivere, dovranno quindi, contemporaneamente:

  • Assicurare che il ritiro occidentale da Kabul prosegua senza incidenti dovuti allo SI
  • Risolvere la crisi di liquidità
  • Tenere a bada i signori della guerra
  • Trovare una soluzione politica o militare alla ribellione nella valle del Panjshir

Non sarà un compito facile, ma gia nel prossimo mese, forse anche meno, avremo un quadro più chiaro di quello che sarà il futuro dell’Afghanistan per gli anni a venire.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...