Egitto ed Etiopia, la prossima guerra dell’acqua?

Il Presidente egiziano al Sisi

Nel 2011 l’Etiopia ha iniziato la costruzione della Grand Ethiopian Renaissance Dam sul nilo blu, destinata ad alimentare la centrale idroelettrica più grande del continente africano e ad essere un’enorme fonte di sviluppo per l’Etiopia.

L’Egitto, però, si è opposto sin da subito alla creazione di questa diga. L’economia egiziana è da sempre dipendente dal Nilo, e lo è ancora, pertanto una riduzione della portata del fiume arrecherebbe enormi danni al paese, si tratta di una linea rossa su cui l’Egitto non è disposto a transigere.

Ci sono dei margini di compromesso, molto infatti dipenderà da quanto velocemente l’Etiopia deciderà di riempire la diga per portarla alla massima capacità (processo che è gia iniziato), o da eventuali accordi che garantirebbero una portata minima all’Egitto in periodi di siccità. I toni però, si sono fatti molto accesi negli ultimi anni (Il premier etiopie, Abiy Ahmed Ali, nobel per la pace, ha dichiarato di voler costruire altre 100 dighe sul nilo e sui vari tributari), ci troviamo di fronte a quello che, al netto di ogni compromesso possibile, è un gioco a somma zero in cui interessi nazionali, ambizioni dei leader ed eventi naturali potranno portare al degenerare della situazione, anche ad un conflitto armato.

La Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD)

Le opzioni sul tavolo

Soluzione politica

Rimuovendo l’opzione di un arbitrato internazionale, secondo me irrealistica vista la posta in gioco, l’Egitto potrebbe cercare una soluzione politica a questa crisi. Vi è gia un’accordo, che però è rimasto non vincolante, in cui l’Etiopia si impegna a riempire la diga in non meno di sette anni, ma una volta riempita la diga il problema non è esaurito.

L’Egitto teme infatti che durante periodi di siccità l’Etiopia possa vendere la propria acqua in eccesso, accumulata grazie alla diga, all’Egitto e al Sudan. Sospetto non del tutto infondato alla luce delle recenti dichiarazioni ad Al-Jazeera di un portavoce del ministero degli esteri etiope: “Certamente, se ci troveremo con un surplus idrico cercheremo di venderlo all’Egitto, al Sudan o ad altri paesi confinanti, cosa ci ferma?”(Ha poi richiamato la trasmissione 10 minuti dopo per ritrattare).

Ovviamente questo tipo di utilizzo della diga da parte etiope non costituirebbe solo un vantaggio economico, ma anche politico, abbiamo visto infatti come il Presidente turco Erdogan sembri intenzionato ad utilizzare le dighe sul Tigri e l’Eufrate come grimaldello geopolitico contro i curdi. L’Egitto corre il rischio concreto di essere in balia di un Etiopia in grado di controllare il flusso del Nilo.

Una soluzione pacifica di questa diatriba dipende quindi dalla buonafede etiope nel non voler affrettare troppo i tempi di riempimento e di non usare la diga (o le future dighe) come strumento di coercizione, anche quando sarà tentata di farlo.

Se, ora o in futuro, una linea rossa egiziana (o sudanese, ma del Sudan parleremo dopo) dovesse essere superata dall’Etiopia, non resterà che una soluzione militare del conflitto, proviamo ad esplorare le varie possibilità in questo ambito.

Abiy Ahmed Ali, presidente etiope

Sabotaggio

L’Egitto e il Sudan potrebbero tentare di sabotare la diga, che si trova tra l’altro molto vicina al confine sudanese, infiltrando elementi delle squadre speciali con il compito di danneggiarla (presumibilmente, non in modo irreparabile), il rischio di fallimento è però molto alto e la morte o la cattura di un team di forze speciali sarebbe un’umiliazione dal punto di vista politico. Vi è anche la possibilità di un’attacco informatico come quello visto di recente sulla Colonial Pipeline negl USA, non sono però riuscito a trovare niente sulla presunta vulnerabilità della diga a questo tipo di attacchi, da cui potrebbe anche essere pressochè immune.

Forze speciali egiziane

Attacco aereo

L’opzione più accreditata per un attacco contro la GERD è quella dell’utilizzo di un vettore aereo.

Distruggere una grande diga con un attacco aereo non è però semplice quanto sembra: Un consigliere militare del Ministero della Difesa taiwanese, quando gli è stato chiesto se Taiwan potesse distruggere la Diga delle Tre Gole come deterrente per un’invasione cinese, ha risposto che le armi convenzionali sarebbero solamente in grado di scalfirla, è progettata con materiali che possono sopportare il colpo di un piccolo ordigno nucleare e solamente delle speciali bombe “Bunker Buster” sarebbero in grado di minacciarla seriamente.

L’Egitto non ha bombe Bunker Buster, ma potrebbe svilupparle in breve tempo (se non lo sta gia facendo), oppure acquistarle dagli USA (che in un simile conflitto tenderebbe a parteggiare per l’Egitto) o da Israele.

Quand’anche l’Egitto riuscisse ad acquisire i sistemi d’arma di cui ha bisogno, dovrebbe anche superare le difese aree etiopi dislocate in prossimità della diga, compito reso più arduo dalle montagne che circondano la diga e impediscono attacchi a lungo raggio, obbligando i caccia ad avvicinarsi.

Un’operazione, quindi, non impossibile secondo molti analisti ma neanche eccessivamente semplice.

Bombardiere americano B-2 con una bomba bunker buster
Rilievi montuosi che circondano la diga

Occupazione della diga

Sebbene un attacco aereo possa essere condotto anche da basi aeree egiziane, un’offensiva terrestre avrebbe necessariamente bisogno del supporto sudanese.

La GERD si trova a pochi kilometri dal confine Etiopia-Sudan, in particolare dalla regione del Sudan denominata “triangolo di Fashaga”, zona fertile per lungo tempo luogo di dispute territoriali tra Sudan ed Etiopia, da cui recentemente il Sudan, con le sue truppe regolari, ha espulso migliaglia di contadini etiopi, sfruttando la partenza delle milizie filo-etiopi partite per combattere la guerra tra l’Etiopia e la sua regione ribelle del Tigrè.

Un’occupazione militare della diga tramite un’offensiva di terra egizio-sudanese non sarebbe alquanto difficile, le forze armate egiziane sono meglio equipaggiate di quelle etiopi, godono di una solida struttura di comando e di addestramenti congiunti con diverse forze armate della NATO. Le forze armate etiopi, per il momento impantanate in una guerra civile contro le agguerrite Tigray Defense Forces, in confronto, sono poco più che una collezione di milizie.

Il Sudan acconsentirebbe ad una simile operazione? Nonostante abbia più volte dimostrato la sua solidarietà all’Egitto sulla questione, e la capacità di operare in modo congiunto con lo strumento militare, ci sono buone ragioni per credere che non lo farebbe realmente.

Soldati dell’esercito sudanese durante un’esercitazione

Possibile escalation

Se Egitto e Sudan decidessero di attaccare dal territorio sudanese, difficilmente la crisi si risolverebbe in una loro vittoria rapida ed indolore, il rischio dello scoppio di un conflitto regionale potenzialmente devastante è altissimo.

Innanzitutto, il Sudan presenta vari fattori di instabilità:

  • Nel 2019 il Presidente Omar al-Bashir è stato deposto con un colpo di Stato e ora nel paese vige un regime militare che ha promesso una transizione democratica entro il 2022 (che non si sa se avverrà).
  • Vi sono ancora dispute territoriali con il Sud Sudan, la cui guerra civile, conclusasi solo l’anno scorso, ha visto il supporto sudanese per la fazione ribelle.
  • Presenza di estremisti islamici scontenti della transizione secolare e democratica che sfrutterebbero una situazione di conflitto
  • I rapporti con l’Eritrea non sono idilliaci, visto il presunto supporto militare eritreo ai precedenti scontri nel triangolo di Fashaga. Eritrea che è anche intervenuta nella guerra del Tigrè; e quasi inevitabilmente si troverebbe coinvolta in un conflitto tra Sudan ed Etiopia.

Il Sudan quindi si troverebbe a combattere una guerra sul proprio confine in una situazione di instabilità generale che rischierebbe di portare al totale collasso dello Stato. Oltretutto si pensa che la distruzione della diga, se dovesse avvenire in modo non controllato, causerebbe alluvioni nel paese e rischierebbe di distruggere a sua volta le dighe sudanesi sul Nilo, creando una catastrofe umanitaria.

Pure in Etiopia l’equilibrio politico è fragile, con una guerra contro i ribelli tigrini che non sta andando bene e rischia di portare ad una guerra civile più ampia, ad un cambio di regime, o quantomeno ad un generale indebolimento dello Stato.

Una guerra di questo tipo sarebbe una sconfitta per tutti gli attori coinvolti, salvo forse l’Egitto che al netto delle proprie forze di spedizione sarebbe al sicuro da attacchi etiopi. Nonostante questo, non si può escludere che calcoli sbagliati, tracotanze e decisioni impulsive da ambo le parti non possano portare ad un risultato simile.

Proteste in Sudan, 2019
Parata dell’esercito eritreo

Conclusione

Una soluzione politica è possibile, soprattutto nel breve periodo, e l’Etiopia non è il primo paese a costruire dighe a sud dell’Egitto (Il Sudan ne ha gia 6 e il Sud Sudan ne vuole costruire delle sue), ma di certo i rapporti Egitto-Sudan ed Etiopia-Egitto non sono comparabili.

Se l’Etiopia dovesse fare passi falsi o Egitto e Sudan decidessero di agire preventivamente, potremmo assistere ad una guerra disastrosa che rischierebbe di dare vita ad un conflitto regionale con enormi implicazioni umanitarie, economiche e geopolitiche che andrebbero ben oltre il bacino del Nilo.

Assisteremo ad una guerra dell’acqua in Etiopia?

Soldati egiziani

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